Da zia/musa della famiglia Schisa, alle indagini da vicequestore, fino ai banchi di scuola dell’ “Istituto Anna Maria Ortese”.
Luisa Ranieri torna a misurarsi con una sfida interpretativa di enorme impatto civile e umano nella serie “La Preside”.
Una produzione che rappresenta, non solo un racconto d’intrattenimento, ma un’opera di forte testimonianza che affonda le radici nella cronaca italiana più cruda, portando sul piccolo schermo la storia di Eugenia Carfora, una donna che ha fatto della scuola una trincea contro la criminalità organizzata.
Il ruolo di Luisa Ranieri
Nella fiction, Luisa Ranieri interpreta la protagonista con una profondità che evita i cliché dell’eroina senza macchia.
La sua “Preside” è una donna risoluta, ma che lascia spazio anche a fortissimi dubbi, e animata da un senso del dovere che spesso sbatte contro il muro di gomma dell’omertà e della burocrazia.
L’interprete è stata in grado di calarsi perfettamente in parte, quella di una funzionaria dello Stato che opera in territori di frontiera.
La sua recitazione viene restituita da un’incredibile potenza scenica fatta da una fisicità che comunica autorevolezza e, al contempo, una profonda empatia materna verso i suoi studenti.
La serie mette in luce il conflitto tra l’istruzione formale e la “pedagogia della strada”.
La storia vera di Eugenia Carfora
Per comprendere la portata della fiction, è fondamentale guardare alla realtà. La serie si ispira alla vita e alle battaglie di Eugenia Carfora storica preside dell’istituto Morano al Parco Verde di Caivano.
La Carfora non è stata solo una dirigente scolastica; è stata un simbolo di resistenza in uno dei quartieri più difficili della Campania.
Per anni, la sua missione è stata quella di strappare i giovani dalle mani della camorra, combattendo la dispersione scolastica con metodi spesso non convenzionali.
A Caivano, la scuola, sotto la sua guida è diventata un centro di aggregazione aperto fino a tardi, un luogo dove i ragazzi potevano sentirsi al sicuro dai soprusi dei clan malavitosi.
Una preside che ha affrontato minacce, atti vandalici e la diffidenza degli stessi genitori, convinta che l’istruzione fosse l’unico vero “antidoto” al degrado etico-sociale.
Il legame tra fiction e realtà
Luisa Ranieri ha dichiarato in diverse interviste quanto sia stato emotivamente intenso calarsi in questo ruolo.
L’attrice, anch’essa partenopea, ha sentito forte la responsabilità di raccontare determinate dinamiche. La “sua” Preside cerca di costruire, mattone dopo mattone, una società civile, trasmettendo quella “napoletanità operosa” che troppo spesso rimane nell’ombra mediatica.
In un’epoca in cui la cronaca ci parla ancora di “baby gang”, una fiction come questa assume anche un valore politico. Non si limita a raccontare una storia, ma lancia un monito: la sicurezza non si fa solo con le divise, ma con gli insegnanti, con le palestre aperte, e con la cultura.
In conclusione
“La Preside” conferma Luisa Ranieri come un’attrice formidabile.
E grazie al suo volto, la storia vera di Eugenia Carfora, riesce ad uscire dai confini di Caivano per diventare un patrimonio nazionale.
Un’abilità attoriale, quella della Ranieri, che cristallizza una fortissima empatia con il pubblico e che, in questo caso, restituisce una storia fatta di coraggio e libertà, fisica ed intellettuale.
