“Dio è buono.. mamma che succede?”, inizia così il discorso di Michael B. Jordan, rivolgendosi verso la madre, seduta in prima fila, e ringraziandola, poi, dei sacrifici fatti per permettergli di inseguire i suoi sogni.
Visibilmente commosso, il vincitore dell’Oscar come miglior attore protagonista, stringe tra le mani la statuetta, trasformandosi da giovane promessa di Newark a leggenda di Hollywood.
Jordan ha trionfato in una delle categorie più competitive degli ultimi anni, superando giganti come Leonardo DiCaprio (Una battaglia dopo l’altra) e Timothée Chalamet (Marty Supreme).
La sua prova in I Peccatori, diretto dal suo collaboratore storico Ryan Coogler, è stata definita straordinaria.
Il neo-vincitore ha interpretato il doppio ruolo dei gemelli “Smoke” e “Stack” in un horror soprannaturale ambientato nel Mississippi degli anni ’30.
Ha continuato il suo discorso d’accettazione citando i “grandi”, che lo hanno preceduto,
“Sono qui oggi grazie alle persone che sono venute prima di me. Sidney Poitier, Denzel Washington, Halle Berry, Jamie Foxx, Forest Whitaker e Will Smith”. “Essere tra questi giganti, tra i miei antenati, significa tutto! So che volete vedermi fare successo, e io voglio riuscirci per questo, perché avete scommesso su di me”.
Poi, ha poi dedicato parole profonde a Ryan Coogler: “Ryan, sei una persona incredibile. Mi hai dato lo spazio per essere visto. Ti voglio bene, fratello”.
La storia di un ragazzo di Newark
La strada per l’Oscar è iniziata lontano dalle luci di Los Angeles.
Nato a Santa Ana nel 1987 ma cresciuto a Newark, New Jersey, Michael Bakari Jordan ha vissuto un’infanzia segnata dal forte senso di comunità e dal lavoro duro.
Figlio di una consulente scolastica e di un imprenditore nel settore del catering, ha iniziato a lavorare come modello per cataloghi pubblicitari già da bambino.
Il suo debutto come attore avviene a soli 12 anni con piccole apparizioni in serie cult come I Soprano e Cosby. Tuttavia, è stata la televisione di qualità a plasmarlo come interprete drammatico.
L’ascesa televisiva: The Wire e Friday Night Lights
Il primo vero momento di svolta arriva nel 2002 con The Wire, dove interpreta Wallace, un giovane spacciatore dal cuore troppo grande per le strade di Baltimora. La morte del suo personaggio rimane uno dei momenti più strazianti della storia della TV e rivela al mondo la sua capacità di generare un’empatia immediata nel pubblico.
Qualche anno dopo, consolida il suo status in Friday Night Lights nel ruolo di Vince Howard.
Qui, Jordan infonde nel personaggio un mix di vulnerabilità e leadership atletica che diventerà un marchio di fabbrica della sua recitazione.
Il sodalizio con Ryan Coogler e il grande cinema
Se la TV lo ha formato, l’incontro con il regista Ryan Coogler lo ha trasformato in una star globale. La loro collaborazione è una delle più proficue del cinema moderno, paragonabile a quella tra Scorsese e De Niro.
Ricordiamo Fruitvale Station (2013) dove, nel ruolo di Oscar Grant, Jordan offre una performance viscerale che racconta l’ultima giornata di un giovane ucciso dalla polizia.
Il film vince a Cannes e al Sundance, posizionando Jordan come il leader della nuova generazione di attori black.
Poi vi è Creed – Nato per combattere (2015), in cui Jordan accetta la sfida di ereditare il peso della saga di Rocky.
La sua trasformazione fisica per interpretare Adonis Creed è impressionante, ma è la sua profondità emotiva a convincere critica e pubblico. Nel 2023, con Creed III, farà anche il suo esordio alla regia.
Ed ancora, da citare Black Panther (2018), dove Jordan veste i panni di Erik Killmonger, e riscrive le regole dei “villain” cinematografici.
Il suo antagonista è complesso, ferito e ideologicamente potente, al punto da rubare spesso la scena al protagonista.
Un’eredità oltre lo schermo
Oltre alla recitazione, Michael B. Jordan è diventato un influente produttore con la sua società, la Outlier Society. È stato tra i primi a Hollywood ad adottare l’Inclusion Rider, una clausola contrattuale che richiede una rappresentazione equa delle minoranze e delle donne sia nel cast che nella troupe dei suoi progetti.
Il suo Oscar per I Peccatori non è quindi solo il riconoscimento per una singola performance, ma il premio a una carriera costruita con coerenza. Jordan ha dimostrato che è possibile bilanciare i grandi blockbuster (come i film Marvel) con opere d’autore profonde e socialmente rilevanti.
