Il passaggio dal palcoscenico del cabaret o dallo studio televisivo alla macchina da presa è una sfida che ha segnato la storia della comicità italiana, da Troisi a Siani, passando per i grandi della commedia dell’arte moderna.
Ora tocca a Peppe Iodice che nel suo esordio al cinema con “Mi batte il corazon” diretto da Francesco Prisco, intreccia umorismo, paradosso, e riflessione esistenziale; intesse, con ottimo supporto attoriale, una vicenda inverosimile che inizia da un evento estremo per svilupparsi in un racconto leggero ma carico di implicazioni emotive e sociali.
La trama
Una vita ordinaria interrotta dalla morte che vede protagonista Peppe Iovine, un giornalista di una piccola emittente locale, abituato a una vita tranquilla, ordinaria e senza grandi scosse. La sua esistenza procede senza deviazioni fino a quando un infarto improvviso lo colpisce, decretandone la fine, almeno apparentemente.
La vicenda sembra chiudersi, ma in realtà è proprio questa la chiave di volta dell’intera narrazione.
Una sferzata anche tra burocrazia e umanità, il percorso di Peppe si sviluppa tra situazioni grottesche e momenti di forte impatto emotivo.
Le difficoltà legate alla sua particolare condizione legale si intrecciano con confessioni destabilizzanti, in un contesto di ironia e profonda introspezione.
L’esordio cinematografico che funziona
Uno dei punti di forza del film è la scelta del cast. Iodice non cerca di isolarsi come “one-man show”, ma si circonda di attori che sanno stare al suo gioco. Nel cast figurano Ivana Lotito, Francesco Procopio, Yari Gugliucci, Ivan Castiglione, Gianni Ferreri, Maria Bolignano, Francesco Mastandrea, Nicola Bello, Gianni Parisi, Alan De Luca, con le partecipazioni di Antonio Milo, Gigi Savoia e Mimmo Manfredi, e per la prima volta sullo schermo le figlie di Peppe Iodice, Sofia e Gloria.
Le interazioni sono veloci, basate spesso sul contrasto tra la comicità iperattiva di Peppe e la pacatezza dei personaggi che lo circondano.
Pur essendo una prova prima per Iodice come protagonista cinematografico assoluto, la regia cerca di dare spazio e respiro anche alla città che lo circonda, Napoli, mostrandone non solo i vicoli ma anche un’anima ilare e complessa al contempo, perfettamente coerente con il tono della pellicola e del personaggio principale.
Il vero protagonista di “Mi batte il corazon” è il linguaggio. Peppe ha costruito negli anni un vocabolario unico, fatto di tormentoni, neologismi e una gestualità che è diventata un marchio di fabbrica.
Il rischio di questo tipo di operazioni è sempre quello di risultare una “raccolta di sketch”, ma il film riesce a mantenere una coerenza narrativa grazie a una sceneggiatura che, pur semplice, punta dritta al sentimento.
La genuinità è senz’altro il punto forte. Non c’è pretesa di essere ciò che non si è. Il film sa di essere un prodotto per il grande pubblico e lo fa con dignità e grande mestiere comico. Le scene di gruppo sono particolarmente riuscite, restituendo quel senso di “festa” che Iodice evoca spesso nei suoi show.
Il boom di incassi
Prodotta e distribuita da Alessandro e Andrea Cannavale per Run Film, la commedia scritta proprio da Iodice e Prisco con Francesco Burzo e Marco Critelli fa subito record d’incassi, con una super media di 1.194 euro per ogni sala in cui è programmata.
“Mi batte il corazon” è un regalo di Peppe Iodice al suo pubblico e un invito a chi ancora non lo conosce a entrare nel suo mondo. È un film che parla delle seconde possibilità, del senso della vita che può essere paradossale, ma cambiare anche in senso straordinario. Un di Napoli e di quella capacità tutta meridionale di esorcizzare i problemi con una battuta.
