“Assieme siamo l’America”, è così che Bad Bunny inizia il discorso durante l‘Halftime Show del Super Bowl LX, di questa notte. Un momento molto intenso in cui il Levi’s Stadium di Santa Clara è diventato il centro pulsante di un’intera cultura.
L’artista, che ha riscritto le regole del mercato globale, ha trasformato l’evento in una celebrazione vibrante, politica e profondamente umana.
Dopo aver pronunciato un potente “God Bless America”, Benito Antonio Martínez Ocasio ha iniziato un lungo elenco che ha fatto sussultare milioni di spettatori. Ha nominato uno per uno i paesi delle Americhe, dal Cile all’Argentina, dal Brasile al Messico, risalendo fino al Canada, per poi concludere con un grido viscerale per la sua “matria”, Porto Rico.
Quello rivolto al pubblico, dal palco del Levi’s Stadium, è stato un vero e proprio manifesto di inclusione, che è andato oltre i confini geografici degli Stati Uniti, e costruito attorno alle sue radici latinoamericane, alla realtà delle comunità migranti, e all’idea di un Paese basato sulla diversità.
Una rivendicazione del termine “America” come identità collettiva che appartiene a un intero continente, non solo a una nazione.
A chiusura della sua performance sul maxischermo è apparsa la frase “L’unica cosa più potente dell’odio è l’amore”. Senz’altro, l’istante più emozionante di tutta la serata.
L’esibizione
È iniziata con un’esplosione di colori che ha trasformato il campo da gioco in una trasposizione onirica di Porto Rico. Bad Bunny è apparso indossando un abito bianco, circondato da simboli della sua terra, palme stilizzate, una tipica casita e figuranti che ricreavano scene di vita quotidiana, dai tavoli di domino alle strade affollate di San Juan.
L’apertura con Tití Me Preguntó ha subito chiarito l’energia della serata; un mix di reggaeton travolgente e orgoglio culturale.
Ma la vera sorpresa è arrivata con gli ospiti. Se la presenza di Lady Gaga, per una versione salsa-pop di Die With a Smile, ha aggiunto un tocco di glamour globale, l’apparizione di Ricky Martin per Lo Que Le Pasó a Hawaii ha sancito il passaggio di testimone definitivo tra le leggende del pop latino e il nuovo re indiscusso della scena mondiale.
Musicalmente, lo show è stato un capolavoro di equilibrio.
Bad Bunny ha saputo alternare i ritmi frenetici di Safaera e Yo Perreo Sola a momenti di profonda riflessione sociale. L’esecuzione di El Apagón (Il Blackout) è stata accompagnata da un gioco di luci che simulava le interruzioni elettriche che colpiscono Porto Rico, trasformando un problema infrastrutturale in un inno di resilienza.
La chiusura è stata affidata a DtMF, il brano tratto dal suo ultimo album che ha trionfato ai Grammy 2026.
Mentre le note risuonavano nello stadio, decine di portatori di bandiere di tutti i paesi latini hanno invaso il palco, creando un mosaico visivo di unità che è già diventato l’immagine simbolo di questo Super Bowl.
Il primato storico
Bad Bunny è diventato il primo artista solista a guidare l’Halftime Show esibendosi quasi interamente in spagnolo.
In un’epoca in cui la lingua è stata spesso usata come barriera, l’artista l’ha usata come ponte.
La sua vittoria non è stata solo nei numeri dell’audience, ma nell’aver portato il “margine territoriale” al centro del palco. Questa notte non ha vinto solo una squadra di football; ha vinto la consapevolezza che la cultura non ha bisogno di traduzioni per essere universale.
