Se prima delle Olimpiadi pochi sapevano cosa fosse un triplo axel o un quadruple toe loop, praticamente tutti sanno ora chi è Benoît Richaud, il coreografo francese da 16 pattinatori e 13 nazioni.
Non un semplice tecnico né una figura “dietro le quinte”: Richaud è diventato uno dei volti (e colori) più iconici di Milano Cortina. Perché? Perché ogni volta che i riflettori si accendono sul ghiaccio, lui è lì — spesso con una giacca diversa.
Tante nazioni, tante giacche, un solo Richaud
Immagina la scena: sei seduto in salotto, la gara va avanti, e ogni volta che un nuovo pattinatore entra in scena… Benoît cambia outfit. Dalla giacca della Francia a quella della Georgia, dal Canada al Giappone, dal Messico alla Svizzera — tutto in pochi minuti.
Più che un coreografo, qualcuno sui social lo ha soprannominato “the jacket guy” — l’uomo delle mille giacche.
E non è per moda: ogni cambio rappresenta un gesto di rispetto e supporto verso gli atleti che segue, quasi come se fosse lì con loro, sotto lo stesso drappo nazionale.
In un Olimpiade dove la competizione è feroce e ogni punto conta, Richaud porta sul ghiaccio un messaggio più poetico: il pattinaggio è un linguaggio universale.
Da Stephen Gogolev (CAN) a Adam Siao Him Fa (FRA), da Donovan Carrillo (MEX) a Kaori Sakamoto (JPN) — e tanti altri ancora — il suo tocco ha accompagnato performance di altissimo livello, plasmando coreografie che uniscono tecnica, emozione e identità artistica.
In pratica, è come se fosse un direttore d’orchestra invisibile le cui note musicali non sono suoni ma movimenti sul ghiaccio.
Dal backstage ai social: l’effetto Benoît
Quel che rende la sua presenza ancora più affascinante è il modo in cui si è diffusa tra i tifosi: non tramite medaglie — almeno non immediatamente — ma tramite clip virali, meme, foto e commenti online che lo ritraggono mentre scatta da un lato all’altro dell’arena per cambiare giacca.
In un mondo dove gli algoritmi dettano cosa è “cool”, la sua figura è assurta a simbolo perfetto del dietro le quinte Olimpico — la bellezza nascosta che non sempre compare nei podi, ma che rende il tutto memorabile.
Nonostante l’attenzione social, Richaud resta fedele a se stesso. Come ha raccontato in una recente intervista, seguire tanti atleti non è solo una sfida tecnica, ma un’esperienza emotiva intensa: gioie, delusioni e momenti di pura magia si alternano in un battito di cuore.
E forse è proprio questo — la capacità di trasformare ogni salto e ogni passo in un linguaggio condiviso — che lo rende davvero unico
