Ora sapremmo esattamente come rispondere alla domanda: “Che cos’è una vibrazione?”. E’ la vittoria di Toni Servillo a Venezia 82.
Ebbene sì, l’attore raggiunge un nuovo traguardo nella sua brillante carriera. Alla Mostra del cinema di Venezia 2025 ha conquistato la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile con La grazia.
Sessantasei anni, alla settima prova con Sorrentino, interpreta un presidente della Repubblica nel semestre bianco, ex giurista alle prese con dubbi etici e privati: come la grazia da concedere a due ergastolani, un uomo e una donna, e la legge sull’eutanasia da approvare prima della fine del suo mandato.
Durante la premiazione si dice molto emozionato, felice e ringrazia il regista Paolo Sorrentino per avergli donato l’ennesimo personaggio meraviglioso e unico nel suo genere. “Questo Presidente della Repubblica è una tua creazione e io ho cercato di servirti nei limiti delle mie capacità”.
Poi l’attore ha concluso con delle parole molto toccanti che riecheggiano come appello umano e politico: «A nome di un sentimento che tutto il cinema prova voglio esprimere la mia ammirazione per chi oggi ha deciso di mettersi in mare, raggiungere la Palestina e portare un segno di umanità in una terra in cui quotidianamente dignità umana è vilipesa».
L’affresco di un artista chiamato Toni Servillo
Insieme al regista Premio Oscar, Servillo ha restituito con massimo rispetto e dedizione caratterizzazioni straordinarie: da Tony Pisapia “L’uomo in più” (2001), a Titta Di Girolamo in “Le conseguenze dell’amore” (2004), Giulio Andreotti ne Il Divo(2008), Jep Gambardella ne La grande bellezza (2013), Silvio Berlusconi in LORO 1 e LORO 2, fino a Saverio Schisa in “E’ stata la mano di Dio” (2021).
Ma la figura di grande interprete non si limita alle interpretazioni messe appunto dal sodalizio con l’amico e complice Paolo Sorrentino, la sua vita “artistica” va ben oltre la dimensione sorrentiniana.
Nato nel 1959, di Afragola, Toni è innanzitutto un uomo di teatro prima ancora che di cinema, vive lontano dalla mondanità, a differenza del “suo” Jep Gambardella, nella sua casa a Caserta, con la moglie Manuela e i due figli, Edoardo e Tommaso.
Servillo è senz’altro un attore che si affranca dall’eccentricità frivola, quella che punta esclusivamente alle luci della ribalta; lui non ne sente il bisogno, non ne è mai stato attratto.
Ama la lettura, la musica classica, indubbiamente il cinema, e da sempre, definisce la sua carriera continuando a frequentare i palcoscenici, preferendo tornare ai classici, e prendere in considerazione la settima arte come un’affluenza del teatro.
Il debutto e l’incontro tra il cinema e il palcoscenico del teatro
Il suo debutto in scena avviene alla vigilia della maturità classica, con lo spettacolo di Bertolt Brecht Le visioni di Simone Machard .
Durante il percorso artistico, viene affiancato da attori con i quali fonda il Teatro Studio nel 1977: Matteo De Simone, Sandro Leggiadro, Riccardo Ragozzino, Eugenio Tescione e Nando Taccogna.
Il gruppo è stato un importante esperienza teatrale per Servillo, col quale reciterà nei teatri d’Italia e d’Europa fino al 1984.
Il 1986 è un anno importantissimo importante per lui, vince il premio Gennaro Vitiello con il suo atto unico Guernica, che dirige e interpreta. E soprattutto si avvicina al gruppo Falso Movimento e conosce il regista Mario Martone col quale fonda nel 1987 la compagnia Teatri Uniti, di cui è ancora direttore artistico.
Il regista partenopeo risulterà particolarmente importante per l’attore; è a lui che gli deve il debutto cinematografico.
Infatti, nel 1992 Martone lo vuole per il suo film d’esordio Morte di un matematico napoletano, e anche nel film successivo Rasoi del1993 (di cui lo stesso Servillo è sceneggiatore).
Tra gli anni novanta e i primi anni duemila l’attore campano affianca alle esperienze cinematografiche un intenso coinvolgimento teatrale.
Dirige Sabato domenica e lunedì di Eduardo De Filippo, autore teatrale che considera suo mentore e maestro.
Negli anni seguenti lavora sempre più assiduamente nel cinema, collaborando con registi italiani molto importanti come Matteo Garrone, Roberto Andò, Gabriele Salvatores e Stefano Sollima.
Ma, nonostante la fama, Servillo non abbandona mai il teatro, e così, accanto ai successi cinematografici ne colleziona altrettanti in campo teatrale, lavorando instancabilmente sia come attore che come regista.
D menzionare senza dubbio è la sua regia e adattamento di Trilogia della Villeggiatura di Carlo Goldoni andata in tournée nel 2007 e il più recente Tre modi per non morire, a cui partecipa in veste di attore.
