La consegna della Palma d’Oro alla carriera alla star di Hollywood poteva realizzarsi solo dalle mani dell’altra faccia della medaglia del Deus Ex machina, Martin Scorsese, ovvero Leonardo Di Caprio.
È stato proprio quest’ultimo a conferirgli il premio onorario, il collega con il quale De Niro ha recitato in Killers of the Flower Moon . L’attore ha concluso il suo discorso con le parole: «Bob è fatto così: non parla molto, ma quando lo fa, dice sempre qualcosa di importante. Che si tratti dei suoi amici, della sua famiglia, di lottare per la democrazia o di sostenere l’arte cinematografica, lui c’è sempre».
Robert De Niro di certo non si è fatto attendere, tenendo fede al pensiero di Di Caprio e lanciandosi in una appassionata invettiva contro il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha definito «presidente filisteo» e «nemico delle arti».
«Nel mio Paese, si combatte per la democrazia che una volta davamo per scontata. E questo riguarda tutti i presenti, perché le arti sono democratiche. L’arte è inclusiva, unisce le persone, come quello che accade in questa serata.
L’arte cerca la verità, abbraccia la diversità, ed ecco perché è una minaccia. Noi siamo una minaccia per i tiranni e i fascisti», ha affermato Robert De Niro. E ancora «Pensateci per un attimo. La creatività non ha prezzo, ma a quanto pare, invece, le si può applicare un dazio. Questo non è un film, non possiamo soltanto rilassarci e stare a guardare.
Dobbiamo agire ora, senza violenza, ma con grande passione e determinazione. Tutti coloro che hanno a cuore la libertà devono organizzarsi, protestare e, quando ci saranno le elezioni, votare. Per i prossimi giorni, dimostreremo la nostra forza e il nostro impegno celebrando l’arte con questo glorioso festival».
Robert De Niro quel “bravo ragazzo” italo-americano
Il 17 agosto 1943, nel Greenwich Village a New York, nasceva Robert De Niro.
Figlio unico del pittore Robert De Niro Sr. e della poetessa e pittrice Virginia Admiral, che divorzieranno solo alcuni anni dopo, il piccolo Robert crebbe con sua madre nel quartiere di Little Italy.
I bisnonni paterni, Giovanni Di Niro e Angelina Mercurio, erano molisani originari di Ferrazzano, in provincia di Campobasso. La coppia emigrò negli Stati Uniti nel 1890.
Appena sedicenne lascia la scuola per frequentare il Dramatic Workshop del Luther James Studio e la Stella Adler Theatre School. Seguì anche gli insegnamenti di Lee Strasberg all’Actors’ Studio, dove incontrò Harvey Keitel, che ritroverà più volte nel corso della sua carriera.
Un anno dopo la carriera cinematografica si prepara a prendere il volo: Robert De Niro conosce Brian De Palma con il quale gira tre commedie semi-improvvisate: Oggi sposi (1966), Ciao America! (1968) e Hi, Mom! (1969).
Il sodalizio con Martin Scorsese
È Scorsese a rivelare il talento dell’attore al grande pubblico con Mean Streets – Domenica in chiesa, lunedì all’inferno (1973), interpretando Johnny Boy.
Il film gli ha permesso di saldare per bene il suo legame con Little Italy. Ed ancora, da menzionare, il suo giovane Vito Corleone ne Il padrino, seconda parte (Francis Ford Coppola) che gli valse l’Oscar come miglior attore non protagonista. Poi fu la volta della sua inquietante, ma memorabile performance in Taxi Driver (1976), e nel 1984 C’era una volta in America, per poi affondare le sue radici nel quartiere di Tribeca (quello delle Torri Gemelle), promuovendo il Film Festival nel 2003 e sviluppando un’impresa immobiliare che oggi gli permette di fare cinema come hobby personale.
I doppiatori italiani di De Niro
Sugli schermi italiani, De Niro si è fatto strada nel cuore dei fan con le voci dei suoi doppiatori storici, Ferruccio Amendola e Stefano De Sando.
L’attore ha anche avuto la voce di altri doppiatori, tra cui Gigi Proietti in Mean Streets – Domenica in chiesa, lunedì all’inferno, Gli ultimi fuochi, Casinò, e Pino Colizzi ne Il padrino – Parte II.
Negli Stati Uniti fu invece Robert De Niro a doppiare Massimo Troisi nella sua opera ultima e più intima, Il postino (1994).
