È la vittoria del Veneto! È la vittoria della provincia!
Trionfatore alla 71esima edizione dei David di Donatello con Le città di pianura, Sossai fa incetta di premi.
Per vincere è bastata una produzione a basso budget, il tutto girato nella pianura veneta.
“Le città di pianura sono quelle che riempiono la pianura Padana e che sono state vittime, a mio parere di un’espansione urbanistica, enorme. Città che conservano il nome sul cartello, ma che stanno via via perdendo un senso del luogo”, ha spiegato Sossai durante la serata dei premi.
Ed è con queste parole che lui e la sua squadra si portano a casa ben otto statuette, per il miglior film, produzione, casting, regia, attore protagonista (Sergio Romano), montaggio (Paolo Cottignola), sceneggiatura originale (Sossai e Adriano Candiago), e canzone originale (Ti di Krano).
E poi conclude: “Mi sento di rappresentare una generazione che sta nascendo e si sta imponendo con dei racconti sul Paese oggi, è quello che vogliamo fare, donare la possibilità al nostro Paese di vedersi, riflettere, anche ridere di quello che sta succedendo, come ci hanno insegnato i grandi maestri della commedia all’italiana, penso che come generazione ci sia questa esigenza”.
La rivincita della provincia e delle vite ai margini. Cosa piace del cinema di Sossai?
La sua estetica cinematografica è un’”anomalia” preziosa nel panorama contemporaneo, un atto atipico di resistenza poetica che nasce dal margine, dalla terra mai raccontata, e soprattutto dal silenzio delle province venete.
Se oggi il nome di Sossai circola nei festival internazionali, il merito va alla sua capacità di aver trasformato il “confine” non solo in un’ambientazione, ma in una vera e propria dimensione umana e introspettiva che merita di essere “vista” e narrata.
Il successo della sua opera seconda “Le città di pianura” rappresenta il punto di arrivo di una ricerca che vede nella provincia italiana l’ultimo avamposto di una realtà non ancora del tutto omologata dal linguaggio globale.
Chi è il regista bellunese?
Francesco Sossai, bellunese di nascita ma formatosi alla prestigiosa DFFB di Berlino, porta nel suo sguardo una doppia natura, la visceralità di chi quelle terre le ha abitate e la distanza analitica di chi le osserva con gli occhi dell’esule.
Nato a Feltre nel 1989, ha costruito la sua identità artistica tra le Dolomiti e Berlino, dove è cresciuto professionalmente sotto la guida di maestri del calibro di Bela Tarr e Pedro Costa.
La sua carriera è esplosa a livello internazionale con l’esordio “Altri Cannibali” (2021), che gli è valso il premio come Best First Feature al Festival di Tallinn.
E con l’enorme successo di “Le città di pianura”, ha consacrato il suo talento, definitivamente.
Una nuova onda veneta?
Sossai si inserisce in un bacino artistico che vede il Veneto e il Nord-Est tornare a essere laboratori fondamentali; si pensi a registi come Damiano Michieletto o all’eredità di Andrea Segre.
Il suo Veneto è una terra di confine tra l’oblio e la speranza, tra la vita ai margini che si cela dietro ad un futuro che non sembra avere un volto definito.
Il suo approccio stilistico, rigoroso e privo di concessioni allo spettatore pigro, richiama il rigore dei maestri europei, ma lo applica a una materia grezza, viva.
La provincia, in Sossai, non è una prigione da cui scappare (come in tanto cinema del passato), ma un enigma da decifrare.
Ad oggi il regista rappresenta qualcosa di sorprendentemente atipico, in un contesto cinematografico sempre più veloce, globalizzato e brandizzato.
E pare che al pubblico, e al cinema italiano, questa poetica così “irregolare”, così eccezionale, piaccia proprio tanto. “Andiamo a bere l’ultima?”.
