Venezia gli ha consegnato un Leone d’Oro alla Carriera, ma George Clooney, davanti al pubblico della sua masterclass alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia, ha fatto qualcosa di molto più difficile che ricevere un premio: ha scelto di togliersi, almeno per un’ora, la corazza della super star.
Niente divismo. Niente frasi costruite per essere ricordate. Niente distanza.
Solo George.
Quello che a 65 anni continua ad amare il proprio lavoro, quello che prima di diventare una delle facce più riconoscibili del cinema mondiale vendeva assicurazioni porta a porta e scarpe da donna, quello che sa ridere anche quando un set sembra il posto peggiore del mondo. E soprattutto l’uomo che, parlando della vita e della morte, arriva a una conclusione tanto semplice quanto difficile da mettere in pratica: la gioia va cercata.
È forse questa la vera lezione che Clooney lascia a Venezia. Non una lezione di cinema, almeno non soltanto. Una lezione di vita.
«Amo davvero quello che faccio»
George Clooney parla del successo senza dimenticare da dove è partito. Prima della fama ci sono stati lavori tutt’altro che glamour, esperienze che oggi racconta con quella leggerezza ironica che sembra essere una delle sue caratteristiche più autentiche.
«Ho venduto assicurazioni porta a porta. Ho venduto scarpe da donna», racconta, concedendosi anche una battuta sulle clienti che dichiaravano una misura del piede decisamente diversa dalla realtà.
Poi arriva il punto.
«Ho fatto tanti lavori di merda, lavori in cui venivo sgridato e cose del genere. Io amo il mio lavoro. Mi diverto a farlo».
In una Hollywood dove spesso il successo viene raccontato come una condizione permanente, Clooney sceglie invece la parola più difficile: fortuna.
«Mi sento molto fortunato ad avere 65 anni e ad amare ancora il fatto di andare al lavoro la mattina, e soprattutto a divertirmi mentre lo faccio».
Non è una frase da star. È una frase da uomo che ha avuto il tempo necessario per capire quanto sia straordinario poter continuare a fare ciò che si ama.
E forse è proprio questo che rende Clooney così generoso quando parla: non presenta il successo come un diritto acquisito, ma come qualcosa per cui continuare a essere grati.
La gioia anche quando tutto va male
Il cinema, però, non è sempre glamour. Dietro le immagini perfette, i red carpet e i grandi set ci sono il freddo, la fatica, le attese, gli imprevisti.
Clooney lo racconta con un’immagine quasi cinematografica: una notte di febbraio, nell’Oceano Pacifico, durante una ripresa.
«Con un freddo cane», ricorda, fino a pensare: «Oddio, è terribile».
Eppure basta poco per cambiare prospettiva.
«E poi inizi semplicemente a ridere. Pensi: “In questo momento non potrebbe andare peggio di così”. Eppure… io riesco a trovare una grande gioia in ogni cosa».
È una frase che potrebbe sembrare banale se a pronunciarla non fosse un uomo che ha attraversato decenni di cinema, successi planetari, fallimenti, trasformazioni professionali e personali. Clooney non dice che bisogna fingere che le cose difficili non esistano. Dice qualcosa di diverso: anche dentro le cose difficili bisogna riuscire a trovare uno spazio per la gioia.
La sorella, il tempo e la consapevolezza della vita
Poi la masterclass cambia tono.
La leggerezza lascia spazio alla memoria. Clooney parla della sorella, alla quale era profondamente legato, morta dopo essersi ammalata di cancro.
«Io ero con lei quando è morta».
Sono poche parole, ma bastano a cambiare il senso di tutto ciò che aveva detto prima.
Tenendole la mano, Clooney ha avuto una percezione improvvisa e quasi brutale del tempo.
«Era come se fosse successo pochi minuti prima che io e lei fossimo bambini insieme. Pochi minuti prima ci tenevamo per mano da bambini».
È in quel passaggio che la super star scompare definitivamente e rimane soltanto l’uomo.
Quello che ha capito che il tempo non aspetta nessuno.
«Il tempo passa velocemente, tutto quanto. E quindi dobbiamo trovare solo gioia».
Non è ottimismo facile. È consapevolezza.
Clooney e i giovani: «Sono profondamente ispirato»
E c’è un’altra sorpresa nelle parole veneziane di Clooney. Un uomo che potrebbe tranquillamente parlare dall’alto della propria esperienza sceglie invece di guardare verso le nuove generazioni.
«Trovo grande ispirazione nei giovani che dicono: “Questo è ciò che mi interessa”».
Ricorda se stesso a diciotto o diciannove anni, quando aveva già deciso di voler fare l’attore. Ma ammette di essere profondamente colpito da ragazzi che oggi scelgono di battersi per l’ambiente, di opporsi all’autoritarismo, di prendere posizione su ciò in cui credono.
E dice una cosa ancora più sorprendente: non pensa che i giovani abbiano bisogno della sua ispirazione.
È lui, piuttosto, a trovare ispirazione in loro.
«A quell’età non era quello che avevo in mente. Stavo cercando di capire cosa sarei diventato».
È un’ammissione di umiltà che racconta molto più di un discorso celebrativo.
Clooney è una delle più grandi star del cinema contemporaneo, ma non sente il bisogno di presentarsi come un modello da seguire. Guarda avanti, verso chi sta ancora cercando la propria strada, e riconosce di avere qualcosa da imparare.
«Non so cosa succeda dopo la morte»
La parte più intensa della masterclass arriva quando Clooney parla della morte.
E anche qui sceglie di non avere risposte.
«Io non so cosa succeda dopo la morte. Non lo so. Nessuno che io conosca è mai tornato indietro per raccontarmi esattamente come funziona».
È una frase quasi disarmante nella sua semplicità.
Non pretende di spiegare l’inspiegabile. Non cerca una risposta filosofica definitiva. Si limita a dire ciò che sa: conosciamo questa vita. E proprio per questo dobbiamo provare a viverla.
«Quindi conosco questa vita. E per questa vita dovete cercare la gioia, dovete provare a trovarla per la vostra famiglia e per i vostri amici».
La parola torna ancora una volta.
Gioia.
Non felicità permanente, non successo, non perfezione. Gioia.
Quella che può esistere anche dentro una giornata difficile, dentro un fallimento, dentro una notte gelida su un set, dentro il dolore di perdere qualcuno che amiamo.
Il Leone d’Oro più prezioso è forse questo
A Venezia George Clooney è arrivato da leggenda del cinema e ha ricevuto uno dei riconoscimenti più importanti della sua carriera. Ma la cosa più preziosa che ha lasciato alla Mostra potrebbe non essere stata il Leone d’Oro.
Potrebbe essere stata questa idea, quasi ostinatamente semplice: la vita è breve e la gioia non arriva sempre da sola. Bisogna andarla a cercare.
«Dovete trovare la gioia. Dovete cercarla, dovete reclamarla, e dovete assicurarvi di pretenderla da voi stessi».
È difficile immaginare una conclusione più lontana dalla retorica hollywoodiana.
George Clooney, la star che il mondo conosce, a Venezia ha scelto di parlare come un uomo qualunque che ha imparato, attraverso il lavoro, il tempo, la perdita e l’amore, una cosa che forse tutti dimentichiamo troppo spesso.
Che non sappiamo quanto tempo abbiamo.
E che proprio per questo, finché possiamo, la gioia dobbiamo andarcela a prendere.
«È tutto qui».
E forse sì, è davvero tutto qui.
