C’è qualcosa di paradossale nel vedere qualcuno che, nel pieno dell’estate di Dubai, allarga le braccia e si lascia bagnare dalla pioggia, accennando magari anche qualche passo di Singin’ in the Rain. Ma Dubai ci ha abituato ormai quasi a tutto: dalla pista da sci all’interno di un centro commerciale, che consente di passare dalla neve alla sabbia del deserto in una manciata di minuti, al grattacielo più alto del mondo, passando per isole artificiali e tanti altri progetti che, prima di essere realizzati, sembravano decisamente difficili da immaginare.
Questa volta siamo all’interno di The World, l’arcipelago artificiale di oltre 300 isole che, visto dall’alto, riproduce la mappa del planisfero al largo della costa di Dubai. E già questo basterebbe a far parlare di sé. Ma all’interno di The Heart of Europe, il grande progetto sviluppato dalla Kleindienst Group, l’imprenditore visionario Josef Kleindienst, fondatore e chairman del gruppo, ha deciso di provare a ricreare non soltanto architetture e atmosfere del Vecchio Continente, ma persino il suo clima. È nata così la Raining Street, una strada dove, circa ogni venti minuti, attraverso un sistema che ricorda quelli utilizzati sui set cinematografici per gli effetti speciali, comincia a piovere. E non parliamo di quattro gocce: è un vero e proprio scroscio d’acqua che prosegue per diversi minuti.
Anche l’ambiente circostante contribuisce alla sensazione di trovarsi altrove. Porte, facciate, tende rosse, tavolini all’aperto e piccoli locali ricordano una strada europea alla fine dell’estate, quando il caldo lascia improvvisamente spazio ai primi acquazzoni. Con una differenza sostanziale: siamo nel Golfo Persico. Mentre a pochi chilometri di distanza, durante i mesi estivi, le temperature superano abbondantemente i 40 gradi e l’elevata umidità fa salire ulteriormente la temperatura percepita, qui il termometro si mantiene intorno ai 27°C. Un valore che non viene soltanto dichiarato: un termometro ben visibile lungo la strada consente ai visitatori di controllare direttamente la temperatura.
A rendere la scena ancora più insolita c’è un particolare che difficilmente passa inosservato. Durante la visita alcuni addetti trasportano dei secchi, estraggono grandi blocchi di ghiaccio e li posizionano direttamente sulla pavimentazione, distribuendoli in diversi punti della Raining Street. Ghiaccio all’aperto in pieno agosto a Dubai: un’immagine quasi surreale, documentata da fotografie e video, che contribuisce ulteriormente alla sensazione di trovarsi all’interno di un microclima completamente separato da quello circostante.
A sperimentarlo proprio in uno dei periodi più caldi dell’anno è stato Nico de Corato, italiano residente negli Emirati Arabi Uniti dal 2004, che ha raccontato l’esperienza attraverso i propri canali social. «Dopo settimane trascorse con temperature superiori ai 40 gradi, posso assicurare che 27 gradi sembrano quasi freddo», racconta sorridendo. Una sensazione resa ancora più singolare dal viaggio necessario per arrivare fin qui: bisogna infatti lasciare la terraferma e raggiungere The Heart of Europe in barca.
La Raining Street si trova nell’area del voco Monaco Dubai e il colpo d’occhio è volutamente lontano dall’immaginario più tradizionale della città. Niente grattacieli o grandi centri commerciali, ma facciate colorate, dehors e locali che richiamano atmosfere mediterranee. La strada rappresenta però soltanto una parte di un masterplan molto più ambizioso, sviluppato su sei isole e destinato a ospitare resort, ville galleggianti e ambientazioni ispirate a diverse destinazioni del Vecchio Continente. Tra i progetti c’è anche una piccola Venezia, mentre l’esperimento sul clima è destinato a proseguire: la Raining Street dovrebbe essere ulteriormente ampliata e nei programmi figura persino una piazza dove dovrebbe nevicare.
Non si tratta, almeno nelle intenzioni dei progettisti, soltanto di una scenografia costruita per stupire. Alla base della Raining Street c’è un problema molto concreto: come rendere utilizzabili gli spazi all’aperto anche durante i mesi più caldi dell’anno? Il progetto è stato sviluppato con il contributo del Fraunhofer Institute, organizzazione tedesca specializzata nella ricerca applicata, studiando soluzioni capaci di creare condizioni climatiche ispirate a quelle di un’estate europea. Per ora il tratto realizzato copre alcune centinaia di metri, ma il progetto prevede un’espansione progressiva.
È una filosofia che Dubai ha già applicato in altri contesti. Ski Dubai, all’interno del Mall of the Emirates, per anni è stata raccontata soprattutto come una delle eccentricità della città: una pista dove sciare sulla neve mentre all’esterno ci sono più di 40 gradi. Con il tempo, però, quella che poteva sembrare soltanto un’attrazione turistica è diventata anche un’infrastruttura per la pratica degli sport invernali in un Paese che, per evidenti ragioni geografiche, non dispone di montagne innevate. Alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 gli Emirati Arabi Uniti sono stati rappresentati nello sci alpino da Piera Hudson e Alexander Astridge. Quest’ultimo è cresciuto negli Emirati e ha costruito proprio a Ski Dubai le basi della propria formazione, prima di passare alle competizioni alpine internazionali. Un percorso che offre una prospettiva diversa su infrastrutture inizialmente percepite soprattutto come attrazioni: ciò che nasce come una sfida alle condizioni naturali può, con il tempo, acquisire anche una funzione concreta.
Per Nico de Corato la visita ha avuto inoltre un significato particolare. «Vivo qui dal 2004 e continuo a trovare posti capaci di sorprendermi. La cosa curiosa è che, dopo tanti anni a Dubai, non è tanto la pioggia artificiale a stupirti. È renderti conto che qualcuno si è posto il problema di come permettere alle persone di passeggiare all’aperto ad agosto e ha deciso di creare il clima necessario per farlo». Quella a The Heart of Europe era la sua prima visita sulle isole completate di The World, ma non il primo incontro con il progetto. «Ricordo ancora quando, nel 2004, salii su una nave messa a disposizione dal locale Dubai International Marine Club insieme all’organizzazione con cui lavoravo. Andammo proprio a vedere i lavori di costruzione delle isole. All’epoca c’era poco più che sabbia che emergeva dal mare. Tornarci oltre vent’anni dopo e ritrovarmi sotto un acquazzone artificiale a 27 gradi è stato piuttosto surreale».
Forse è proprio questo il filo che unisce la Raining Street a molte delle realizzazioni che hanno segnato la storia recente di Dubai. Dietro l’apparente ricerca dell’effetto spettacolare c’è spesso un principio ricorrente: non limitarsi ad adattarsi alle condizioni esistenti, ma provare, quando possibile, a modificarle. È successo con una pista da sci che ha permesso a una generazione cresciuta nel deserto di avvicinarsi agli sport invernali; succede oggi con una strada progettata per consentire di stare all’aperto anche durante l’estate emiratina.
E così, mentre a pochi chilometri di distanza Dubai affronta uno dei periodi più caldi dell’anno, su una delle isole di The World si può passeggiare a 27 gradi aspettando il prossimo acquazzone. Con una conseguenza piuttosto imprevedibile per chi arriva dall’Europa: dopo un’intera estate trascorsa a Dubai, si finisce persino per avere voglia di camminare sotto la pioggia.
