Ci sono festival che costruiscono l’attesa poco alla volta. E poi c’è Venezia, che preferisce sedersi al tavolo e calare subito gli assi.
L’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, in programma dal 2 al 12 settembre 2026, ha iniziato la sua partita con tre annunci capaci di raccontare già l’identità della prossima edizione: un Leone d’Oro alla carriera destinato a una delle ultime vere icone di Hollywood, un film d’apertura firmato da un premio Oscar che promette di far discutere e un gran finale tutto italiano con Pierfrancesco Favino protagonista.
Tre mosse, un messaggio chiarissimo: Venezia vuole essere ancora il luogo dove il grande cinema incontra il glamour, l’autorialità e i titoli destinati a lasciare il segno.
George Clooney, il Leone d’Oro che profuma di Hollywood
Partiamo dall’annuncio più iconico.
Il Leone d’Oro alla carriera 2026 sarà consegnato a George Clooney, attore, regista e produttore che negli ultimi trent’anni ha incarnato come pochi l’evoluzione della star hollywoodiana.
Da ER ai fratelli Coen, da Syriana a Michael Clayton, passando per Ocean’s Eleven, Gravity, Paradiso amaro e fino ai film diretti dietro la macchina da presa come Good Night, and Good Luck e Le idi di marzo, Clooney ha costruito una carriera in cui il fascino non è mai stato fine a se stesso.
Nel motivare il riconoscimento, Alberto Barbera lo definisce “un artista completo e carismatico”, capace di attraversare generi e ruoli senza perdere credibilità, coniugando cinema d’autore, impegno civile e grande spettacolo.
La risposta dell’attore è perfettamente nello stile Clooney: ironica, elegante e autoironica.
“La Mostra è senza dubbio il mio festival preferito e ricevere il Leone d’Oro è un onore immenso. Probabilmente significa anche che sto invecchiando, ma va bene così.”
Se serviva un volto per rappresentare questa edizione, Venezia lo ha trovato subito.
Danny Boyle apre la Mostra con INK
L’altra grande carta giocata da Alberto Barbera arriva dalla serata inaugurale.
Ad aprire ufficialmente la Mostra sarà INK, il nuovo film del premio Oscar Danny Boyle, presentato in concorso in prima mondiale.
Dopo Trainspotting, The Millionaire e 28 anni dopo, Boyle torna con un progetto completamente diverso: un racconto ambientato nel 1969 che ricostruisce la nascita di The Sun, il tabloid che avrebbe rivoluzionato il giornalismo britannico e, in qualche modo, anticipato l’informazione contemporanea fatta di sensazionalismo, polarizzazione e ricerca continua dell’attenzione.
Scritto da James Graham, uno dei drammaturghi più importanti della scena inglese, e interpretato da Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy, INK promette di essere molto più di un semplice film storico.
Lo racconta lo stesso Boyle, spiegando come la vicenda di Rupert Murdoch e Larry Lamb abbia cambiato il modo in cui oggi consumiamo le notizie, molto prima di Fox News, dei social network e del clickbait.
Per Barbera, il film rappresenta la perfetta apertura della Mostra: un grande autore, un cast di altissimo livello e un tema sorprendentemente contemporaneo.
Il gran finale parla italiano: Favino guida Dio ride
Se l’inizio guarda a Londra e Hollywood, la chiusura riporta il baricentro in Italia.
Sarà infatti Dio ride, scritto e diretto da Giovanni Veronesi, a chiudere fuori concorso l’83ª Mostra il 12 settembre, subito dopo la cerimonia di premiazione.
Al centro del racconto c’è Frate Leopoldo da Casamacchia, figura ispirata a vicende realmente accadute nel Seicento, capace di raccontare un Dio vicino agli uomini, che ride insieme a loro e non soltanto di loro.
Un messaggio destinato a entrare in collisione con il potere ecclesiastico dell’epoca, in un film che usa il passato per parlare in modo sorprendentemente diretto del presente, della libertà, della verità e del rapporto tra coscienza e autorità.
A guidare il cast è Pierfrancesco Favino, affiancato da Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi e Carlo Cecchi nel ruolo di Papa Innocenzo X.
Barbera parla di “una riuscita combinazione di ironia e leggerezza applicata a un tema tradizionalmente serio”, riconoscendo a Veronesi la capacità di recuperare una tradizione preziosa del miglior cinema italiano.
La partita è appena iniziata
Ogni anno Venezia deve affrontare la stessa sfida: convincere il mondo del cinema di essere ancora il festival che detta il ritmo della stagione.
Nel 2026 sembra aver deciso di farlo senza perdere tempo.
George Clooney porta il glamour internazionale e il prestigio di una carriera irripetibile.
Danny Boyle inaugura con un’opera destinata a far discutere sul rapporto tra media, potere e informazione.
Giovanni Veronesi chiude con un grande racconto italiano affidato a uno degli attori più autorevoli del nostro cinema.
Tre annunci, tre mondi diversi, un’unica direzione.
Per il resto della line-up ci sarà tempo.
Ma una cosa è già evidente: Venezia ha scoperto le prime carte. E sono tutte assi.
