Nella straordinaria Arena Fellini, sotto un cielo estivo che abbraccia la magia del cinema, Micaela Ramazzotti ha ricevuto il prestigioso Premio alla Carriera al Social World Film Festival.
Più che una semplice celebrazione, la serata si è trasformata in un incontro sofisticato e magnetico, in cui l’attrice e regista ha dato prova di quella straordinaria sensibilità, riflessività e profonda umanità che da sempre la rendono unica nel panorama cinematografico italiano.
Con la grazia che la contraddistingue, la Ramazzotti ha condiviso visioni artistiche, trasformando i singoli quesiti, in un unico, fluente e toccante racconto di vita.
Il legame con le donne che ha interpretato sul grande schermo è apparso subito indissolubile.
I personaggi, per lei, non sono mai semplici maschere archiviate, ma presenze vive: “Ci sono donne che hanno vissuto le stesse identiche cose dei personaggi che ho fatto, quindi sono sempre vive accanto a me”, ha confidato l’attrice.
Per la Ramazzotti, l’urgenza dell’arte risiede proprio nel farsi portavoce delle debolezze umane e di quel tortuoso percorso chiamato vita, fatto di disavventure, di cadute e di rinascite, ponendo l’accento sul benessere interiore: “I disaggi mentali abitano tutti noi ed è bello accendere un faro e parlare della salute mentale, una cosa di cui si parla troppo poco e di cui bisogna parlarne molto più spesso. Parlandone insieme, le persone si sentono più al sicuro, si crea un senso di collettività e lo stigma si abbassa”.
Attraversare periodi difficili, ha ricordato con sguardo riflessivo, è un’esperienza universale; non bisogna averne paura, perché è proprio superando quei momenti che si riesce a risalire la china, acquisendo uno spessore interiore decisivo.
Questo spessore umano si è nutrito nel tempo anche grazie agli insegnamenti dei grandi maestri.
Con un sorriso colmo di gratitudine, la Ramazzotti ha rievocato il profondo legame con Pupi Avati, ricordando un pensiero che il regista le fece tempo addietro: “Mi disse, Micaela, vedrai che prima o poi ti inviteranno dappertutto e ti daranno un premio ovunque. Tu vai ovunque e celebra il tuo lavoro sempre e comunque. Un grande insegnamento di vita”.
Quelle parole poi l’hanno spinta dietro la macchina da presa per il suo esordio alla regia, Felicità, nato da una storia interiore che premeva per uscire.
Il film esplora la dolorosa dinamica di una famiglia manipolatoria e tossica, capace di sfruttare i figli e soffocarne l’anima: “Mi piaceva raccontare quanto le famiglie a volte possono fare male, quanto possono essere tossiche e quanto i figli possano far fatica ad allontanarsi, ad avere le proprie idee, a ragionare col proprio cervello e a sentire i sentimenti della propria anima”.
Una dinamica universale, slegata dall’anagrafe, poiché la famiglia resta “un luogo da cui si nasce, da cui si scappa e poi, se ti sei trovato bene, forse un luogo dove si ritorna”.
Una lotta tragicomica per l’emancipazione che, grazie a un cast straordinario, sa anche far sorridere della mostruosità dei genitori.
Il momento più emozionante della serata è stato però il suo tributo ai tantissimi giovani presenti al Festival.
Di fronte a così tanti adolescenti attenti, l’attrice è rimasta commossa, elogiando la loro scelta di abitare un evento che è come una casa senza tetto, ma dominata dallo schermo: “Vedere i giovani che arrivano a un festival, ascoltano gli adulti e guardano i film mi ha veramente toccato. Hanno deciso di vivere la vita con uno sguardo che va verso l’alto, verso lo schermo cinematografico, e non verso quello di un telefonino che ti porta a guardare in giù, col naso all’ingiù e con la testa bassa. Hanno deciso di vivere la vita a testa alta guardando delle belle storie”.
Un applauso scrosciante ha accompagnato la consegna del premio alla carriera, celebrando non solo una grande interprete, ma una donna dall’anima rara.
