Sette giorni sul lungomare di Napoli, circondato giorno e notte da una marea umana instancabile, era l’inizio di una folgorazione reciproca, il momento esatto in cui un divo internazionale Can Yaman decideva che l’Italia sarebbe diventata la sua nuova casa.
A distanza di anni da quel memorabile debutto sul suolo campano, la storia si ripete e si sublima alla sesta serata del Social World Film Festival.
L’arrivo di Can Yaman a Vico Equense ha scatenato un autentico terremoto di entusiasmo, un bagno di folla che ha trasformato la Mostra del Cinema Sociale nell’epicentro del glamour internazionale. Accolto dal pubblico in visibilio, il super ospite, tra i più attesi della rassegna, ha dimostrato che il suo magnetismo non è solo un fenomeno mediatico, ma molto di più.
Nel ringraziare il pubblico e il direttore generale del festival, Giuseppe Alessio Nuzzo, l’attore ha ripercorso le tappe fondamentali del suo viscerale legame con l’Italia.
Un rapporto nato sotto l’ombra del Vesuvio, a pochissima distanza dal palco che lo ha celebrato durante la sesta serata.
“Non sapevo ci fosse questo tipo di interesse nei miei confronti”, ha confessato Yaman, ricordando il suo primo storico arrivo a Napoli.
“Eravamo venuti per sette giorni in un albergo sul lungomare. Lì mi sono trovato di fronte a una folla imponente. La gente non se ne andava mai, per l’intera settimana. Praticamente ogni giorno si trasformava in un meeting continuo. È stato esattamente in quel momento, vedendo un simile amore, che è nata l’idea di trasferirmi in Italia. Napoli rimarrà sempre speciale per me, mi ha cambiato la vita”.
Il dialogo condotto sul palco da Nuzzo, è entrato poi nel vivo della carriera dell’attore, toccando uno dei progetti più ambiziosi, l’interpretazione del mitico Sandokan, l’eroe letterario nato dalla penna di Emilio Salgari e reso immortale dalla televisione italiana.
Un personaggio iconico che Yaman, per sua stessa ammissione, ha scoperto solo una volta giunto nel nostro Paese. “Quando vivevo in Turchia non conoscevo Sandokan, non si conosce dalle mie parti, sarà stata ignoranza nostra, non lo so”, ha ammesso con sincera ironia e umiltà.
“Ma quando mi è arrivata l’offerta ho fatto delle ricerche. Mi hanno spiegato quanto fosse importante per gli italiani, per la vostra letteratura e la vostra cultura”.
Yaman si è immerso immediatamente nel ruolo, affrontando mesi di intenso lavoro. Nonostante il progetto sia successivamente slittato rispetto ai piani iniziali, l’attore legge oggi quel ritardo come un disegno favorevole del destino: “Meno male che è slittato. Bisogna saper riconoscere i tempi giusti. Lo abbiamo fatto nel momento perfetto, avevo 35 anni, ero maturato, cresciuto e quindi più completo. Se lo avessimo girato anni fa, forse ero troppo giovane e non sarei stato all’altezza di questo ruolo così importante”.
Il tema centrale della rassegna cinematografica, simboleggiato nella locandina ufficiale da un grande e caloroso abbraccio di Claudia Cardinale, si sposa perfettamente con la filosofia artistica e personale del super ospite. «Il nostro mestiere è condivisione», ha sottolineato Yaman con fermezza, conquistando gli applausi della platea.
«Io voglio amplificare questo concetto facendo cose in tutti i generi, in tutte le lingue, cambiando spesso Paese. Il motivo è proprio questo, poter abbracciare ancora di più, condividere ancora di più con le persone. È questa la vera bellezza del fare l’attore».
La trionfale serata si è conclusa con il conferimento del prestigioso Premio come Attore Internazionale Sociale dell’Anno. Un riconoscimento che Yaman ha poi siglato lasciando un segno permanente del suo passaggio a Vico Equense.
L’attore ha infatti inciso la dedica «Con amore e rispetto», insieme al proprio autografo, sulla targa d’argilla destinata al celebre “The Wall of Fame” di Piazzale Siani, il monumento cittadino che custodisce e celebra il passaggio dei più grandi nomi della cinematografia mondiale.
