La trasformazione di Marco D’Amore dietro la macchina da presa rappresenta uno dei percorsi più ambiziosi della serialità italiana contemporanea.
Non si tratta del semplice cambiamento di un attore che decide di dirigere, ma di un processo di “appropriazione creativa” di un universo narrativo che D’Amore ha contribuito a fondare e che ora, con Gomorra – Le origini, si trova a condurre come autore totale.
Da attore allo sguardo da regista
L’esordio alla regia di Marco D’Amore avviene nella quarta stagione di Gomorra – La serie.
Fino a quel momento, D’Amore era stato la spalla ponderante del progetto, l’interprete che aveva dato a Ciro Di Marzio una caratura tragica e fortemente emotiva.
D’altronde la sua lunga collaborazione con Toni Servillo aveva già insinuato in lui una visione che andava oltre la singola inquadratura.
Inizialmente, la sua regia si traduce in un elemento di continuità estetica, nel pieno rispetto delle linee guida stabilite da Stefano Sollima.
Ma già nei suoi episodi si nota una sensibilità diversa, più attenta alla distanza tra i corpi e a una sorta di “silenzio emotivo” che i registi precedenti tendevano a coprire con l’azione.
L’Immortale
Il vero salto avviene nel 2019 con L’Immortale. Qui D’Amore non è più solo un regista di episodi, ma un cineasta che deve far dialogare la forma televisiva con quella cinematografica.
Il film, che gli vale il Nastro d’Argento come miglior regista esordiente, segna il punto di svolta, introducendo flashback dai toni inquieti e malinconici, lontani dal realismo crudo della serie madre, in cui il male non è più solo cronaca, ma fardello sentimentale.
D’Amore riesce ad elevare Ciro Di Marzio a figura quasi sovrannaturale.
Questa esperienza gli permette di tornare per la quinta e ultima stagione di Gomorra con un’autorità nuova, firmando la regia di ben sei episodi e curando la chiusura della saga con un approccio quasi crepuscolare.
Napoli Magica e Caracas
Prima di tornare alle origini, D’Amore sente il bisogno di spaziare con il proprio stile.
Con Napoli Magica (2022) e Caracas (2024), la sua regia si fa più onirica e visionaria. Esplora una Napoli sotterranea e metafisica, abbandonando completamente il crime, per accogliere un linguaggio che mescola documentario, teatro e sogno.
In queste opere, il regista perfeziona la capacità di usare la città non come sfondo, ma come protagonista attiva.
Gomorra – Le origini. Il vero compimento di Marco D’Amore
Con l’annuncio di Gomorra – Le origini (il prequel di Gomorra – La serie), l’evoluzione di Marco D’Amore giunge a risoluzione e perfezionamento.
In questo progetto, ricopre il ruolo di regista dei primi episodi, supervisore artistico e co-sceneggiatore.
Il suo compito oggi è opposto a quello degli inizi, non deve più seguire una strada tracciata da altri. La sfida registica sta proprio qui, intraprendere un cammino abbracciando il cinema d’autore, quello dalla sfumatura romantica nonostante la brutalità, e raccontare la Napoli degli anni ’70 e ’80, quella del contrabbando di sigarette e della nascita della Nuova Camorra Organizzata, mantenendo intatta l’identità di Gomorra.
