“Cinema di strada, io sono il proiettore” canta Guè in uno dei suoi pezzi memorabili. Ed è accaduto proprio così.
Guè approda al cinema, e lo fa raggiungendo da subito le alte vette della poetica di Paolo Sorrentino.
Niente trucchi, niente orpelli, è esattamente ciò che si è visto a Venezia: Cosimo Fini (in arte Guè) è nel nuovo film del regista premio Oscar intitolato La grazia, in concorso all’82esima edizione della mostra d’arte cinematografica.
Un’opera che parla del Presidente della Repubblica, Mariano De Santis (Toni Servillo).
Nessun riferimento a presidenti esistenti, frutto completamente della fantasia dell’autore. Vedovo, cattolico, ha una figlia, Dorotea (Anna Ferzetti), giurista come lui. Alla fine del suo mandato, tra giornate noiose, spuntano gli ultimi compiti: decidere su due delicate richieste di grazia.
Dilemmi morali che si intersecano, in maniera inestricabile, con la sua vita privata. Mosso dal dubbio, dovrà decidere.
Un film sulla solitudine, sull’amore, sulle perplessità esistenziali che oscillano tra la vita e la morte e sull’incertezza umana di “chi siano realmente i nostri giorni”.
Ed è propriamente per dare un tono di levità alle sfumature complesse della narrazione, che il cineasta decide di far subentrare la figura di Guè, (per la prima volta in veste di attore).
Se la mano di D10s è arrivata per Sorrentino, quella del regista è arrivata per Guè
Una grazia “sgraziata” quella dell’artista hip hop, che gli ha permesso di avere il suo momento di gloria in uno degli eventi più incredibili e importanti dedicati alla settima arte.
Spontaneo e coerente con il suo look costum made, riconoscibile ed inimitabile, Guè affronta il red carpet con leggerezza, contentezza, accanto a mostri sacri del nostro cinema e non solo, come l’inimitabile Toni Servillo.
Cosimo è al posto giusto, su un palcoscenico fatto di riflettori che puntano la luce al livello mondiale e si gode lo spettacolo; ma questa volta lui è il primo a farne parte.
“Non confondere mai l’insolito, con l’impossibile” si sente in uno dei film intramontabili (L’amico di famiglia) di Paolo Sorrentino, e in quest’occasione, dove il grande cinema si fonde con uno dei massimi rappresentanti del panorama musicale mainstream italiano, “l’insolito” è accaduto davanti a migliaia di persone.
Il tappeto rosso, otto minuti di applausi dopo la proiezione in anteprima mondiale de La grazia e la presenza di Sorrentino, hanno permesso al cantante di poter ampliare la sua visibilità, tanto da mandare in sottofondo il suo brano del 2015: “Le bimbe piangono” in una delle sale più eleganti e prestigiose della Mostra del Cinema, la Sala Grande.
A questo punto è il caso di chiederselo, forse la mondanità del Festival veneziano era indietro di ben 10 anni?
Tutti gli occhi proiettati su Cosimo, un rapper che non si è mai disunito (sorrentinianamente parlando), ed è sempre rimasto coerente con il suo modo di fare arte anche in questa Venezia82.
Ciò di cui è stato attratto Sorrentino, sono stati i suoi testi, in particolare modo quello del brano in cui lo cita: “Sorrentino non avrebbe fatto ciak migliore”.
Se si riesce ad andare oltre alla presenza fine a se stessa di Guè, al Lido, si può ridefinire questo momento come un incontro non solo di universi paralleli, ma anche di generazioni lontane che si uniscono, e che prendono consapevolezza l’una dell’altra.
Non c’è stata cosa più bella di vedere sulle pagine social dei giornalisti “vecchio stampo”, i loro post sul film di Paolo Sorrentino accompagnati dal brano rap.
Insomma, anche questa volta Mr. Fini si è mostrato da vero G.O.A.T e protagonista, fuori e dentro la scena.
