A quanto pare, per loro, i numeri sono importanti, da “Tre uomini e una gamba” a 40 anni di storia amicale e cinematografica.
Annunciata l’uscita del docufilm “Attitudini: nessuna”, diretto da Sophie Chiarello e atteso nelle sale a dicembre 2025, non si può non ripercorrere insieme l’intera e straordinaria carriera di Aldo Baglio, Giovanni Storti e Giacomo Poretti; un trio che, negli anni, ha saputo conquistare e far ridere tutta l’Italia, senza distinzioni generazionali, con una comicità surreale e disarmante.
Il loro primo incontro, iniziando dal cabaret
La storia di Aldo, Giovanni e Giacomo è un perfetto esempio di come il talento e la gavetta possano trasformarsi in un fenomeno culturale.
Le loro radici affondano nel cabaret milanese. Aldo e Giovanni si incontrano e formano un duo già negli anni ’80, mentre Giacomo Poretti, con un passato da infermiere, calca i palchi con Marina Massironi, all’epoca sua compagna, nel duo “Hansel e Strudel”.
L’incontro tra i tre avviene nel 1985 in Sardegna, e l’unione artistica avviene nei primi anni ’90, dando vita al trio: Aldo, Giovanni e Giacomo.
La piena visibilità arriva con l’approdo in televisione, grazie alla quale, i tre, si vedono spalancare le porte del successo nazionale.
“Mai dire Gol” (1994-1997) con la Gialappa’s Band segna il vero e proprio boom di popolarità.
Da qui si consolidano alcuni dei loro personaggi più iconici: i bulgari, il surreale Ajeje Brazorf, i simpatici sardi e l’indimenticabile Tafazzi, emblema di un masochismo comico. Più passa il tempo e più la loro unicità si amplifica, e si rafforza mediante un umorismo basato sulla battuta, ma soprattutto sulla mimica, sull’assurdità delle situazioni, e su una dinamica di gruppo impeccabile.
L’epoca d’oro cinematografica del trio
Il passaggio al grande schermo nel 1997 rappresenta una vera e propria consacrazione. Con la regia di Massimo Venier, “Tre uomini e una gamba” rivoluziona la commedia italiana.
Il film si rivela un successo clamoroso, capace di incassare cifre record. È l’inizio di una trilogia d’oro che prosegue con “Così è la vita” (1998) e il campione d’incassi “Chiedimi se sono felice” (2000), quest’ultimo capace di far riflettere sulla natura dell’amicizia e dell’amore con un tocco di malinconia che va oltre risata. Questi film, spesso co-diretti dal trio stesso insieme a Venier e arricchiti dalla presenza di Marina Massironi, dimostrano la loro capacità di creare storie piene, complesse, e dal tessuto narrativo profondo e d’impatto.
Nonostante il cinema, il teatro rimane il loro caposaldo in cui la loro comicità può entrare in contatto diretto con il pubblico. Spettacoli come “Tel chi el telùn” (1999) e “Anplagghed” registrano il tutto esaurito e vengono talvolta riproposti al cinema.
La collaborazione con Paolo Genovese per “La banda dei Babbi Natale”(2010) e il ritorno alla regia con Morgan Bertacca per “Il ricco, il povero e il maggiordomo” (2014) li mantengono forti e protagonisti della comicità italiana.
Gli anni più recenti hanno segnato un fortunato ritorno alla collaborazione con Massimo Venier per i film “Odio l’estate” (2020) e “Il grande giorno” (2022), pellicole che hanno esplorano con maggiore maturità le dinamiche dei rapporti interpersonali, dando un chiaro segno di evoluzione artistica.
Una comicità senza tempo
Un percorso di vita che li ha visti evolvere dal cabaret all’apice del botteghino, mantenendo sempre un’incredibile capacità di far ridere e, allo stesso tempo, di far riflettere sulla quotidianità, sull’amicizia e sulle piccole, grandi assurdità dell’esistenza.
Insomma, lo si può urlare a gran voce: Aldo, Giovanni e Giacomo non sono solo tre comici, ma una parte indelebile della nostra cultura popolare.
