Molte sono le volte in cui George Clooney ha raggiunto Venezia a bordo di un elegante motoscafo, e prontissimo a calcare il red carpet da immenso divo di Hollywood; ma questa volta, il suo arrivo, ha in serbo qualcosa di più.
L’attore riceverà il Leone d’Oro alla Carriera. Un riconoscimento che risuona come il coronamento di una lunghissima storia d’amore con la Mostra internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Tra il Lido e l’attore-regista americano si è instaurato negli anni un patto di fedeltà reciproca, da un lato un festival capace di valorizzare il suo talento autoriale oltre la superficie del divismo, dall’altro un artista in grado di restituire alla Mostra quel fascino classico e senza tempo.
Un colpo di fulmine dal Canal Grande
Per comprendere fino in fondo l’origine di questa passione occorre tornare indietro nel tempo, precisamente al 1997.
George Clooney sbarca in Italia per partecipare alla Mostra del Cinema di Venezia con l’action-thriller The Peacemaker.
È in quell’istante che compie il delicato e decisivo passaggio dal successo televisivo del dottor Ross in E.R. al firmamento del grande schermo.
Ma il suo primo impatto con la città non è legato ai flash dei fotografi, bensì a un momento di autentico stupore condiviso con chi gli sta accanto.
Al suo fianco c’è Giovanni Zeqireya, napoletano d’origine, classe 1954, a capo della sua sicurezza, molto più di un bodyguard, l’ombra e l’amico fidato con cui instaurerà un legame indissolubile durato decenni.
È proprio lo stesso Zeqireya a ricordare l’istante preciso in cui l’attore si innamorò della laguna, (come dichiarato nell’intervista al Corriere della Sera a firma di Alessandro Savoia): «Attraversammo il Canal Grande, smise di piovere e si aprì il cielo. Rimase senza parole per il panorama che gli si era palesato davanti agli occhi e mi fece: “È bellissimo, non ho mai visto una cosa del genere”».
A quanto pare, un vero colpo di fulmine, scoccato sul vaporetto nel 1997, mai spento.
La cronologia della presenza di Clooney al Lido
Ripercorrere i successivi passaggi di George Clooney al Lido significa tracciare la mappa dei momenti più alti della sua filmografia, sia davanti che dietro la macchina da presa.
Nel 2005 con Good Night, and Good Luck, un momento della svolta autoriale per l’attore.
Presenta in concorso la sua opera seconda da regista, un elegante e spietato affresco in bianco e nero sul giornalismo d’inchiesta di Edward R. Murrow contro il maccartismo. Il film conquista il Premio Osella per la migliore sceneggiatura e la Coppa Volpi a David Strathairn, trasformando Clooney da star in autore politico di rilievo globale.
Nel 2007 è la volta di Michael Clayton, diretto da Tony Gilroy, in cui Clooney veste i panni di un “risolutore” per un grande studio legale.
Una performance tesa e malinconica che gli vale il plauso unanime della critica al Lido e una nomination agli Oscar.
Nel 2008, arriva Burn After Reading, che insieme ai fratelli Coen apre la Mostra, dimostrando una capacità rara nel dissacrare la propria immagine di sex symbol a favore di una comicità grottesca e intelligente.
Nel 2011 Le idi di marzo e Clooney torna come regista e protagonista per aprire il festival con un thriller politico spietato sulle disillusioni della democrazia americana, confermando il suo legame preferenziale con la serata d’apertura veneziana.
Poi nel 2013 c’è Gravity, di Alfonso Cuarón. Un’altra apertura storica per il Lido.
Fluttuando nello spazio accanto a Sandra Bullock, Clooney firma uno dei più grandi successi visivi e tecnologici del millennio, lanciando da Venezia la corsa verso ben sette Premi Oscar.
Nel 2017 con Suburbicon, dove riporta alla Mostra la sua regia graffiante, analizzando le ipocrisie del sogno americano degli anni ’50 attraverso una sceneggiatura firmata insieme ai Coen.
Nel 2024 arriva Wolfs, dove viene acclamato dall’ennesimo bagno di folla al Lido al fianco dell’amico di sempre Brad Pitt, a dimostrazione di un carisma che il tempo non scalfisce ma rafforza.
Ed infine, proprio l’anno scorso, in occasione dell’82esima edizione, Clooney ha presenziato con Jay Kelly, diretto da Noah Baumbach, offrendo un’interpretazione intensissima, nei panni di una star del cinema in crisi d’identità.
Venezia è la “casa” ideale per Clooney
Il legame tra l’attore americano e la città dei dogi va ben oltre la sala cinematografica.
Venezia è il luogo in cui la dimensione pubblica della Hollywood d’oro si è intrecciata inestricabilmente con la sua vita privata.
È qui che nel settembre del 2014 George ha sposato l’avvocata per i diritti umani Amal Alamuddin, trasformando la città per un intero fine settimana nel centro del mondo. Quell’evento ha rinnovato la tradizione dei grandi matrimoni d’altri tempi, restituendo a Venezia il ruolo di capitale mondiale di un glamour elegante e misurato.
Il Leone d’Oro alla carriera
L’assegnazione del Leone d’Oro alla carriera durante l’83esima Mostra celebra proprio questa tridimensionalità dell’artista, attore versatile, regista ambizioso e produttore coraggiosissimo.
Il riconoscimento sancisce una continuità rara nell’industria cinematografica contemporanea.
Quando salirà sul palco del Palazzo del Cinema per ritirare il leone alato, non si tratterà semplicemente di celebrare un premio retrospettivo, ma la cristallizzazione di una promessa mantenuta, e iniziata ben trent’anni fa.
