“Naturalmente mi aspettavo questa domanda. Ci sono molti film fatti da donne che non mi piacciono, e alcuni che non mi piacciono proprio per niente, esattamente come i film fatti dagli uomini. Ho un voto, come ogni membro di questa giuria, e quindi tutte le decisioni che prendiamo sono sempre complicate, comportano sempre molte discussioni”.
Con queste parole Maggie Gyllenhaal, presidente della giuria della Mostra del Cinema di Venezia 83, ha risposto in conferenza stampa ai giornalisti che le chiedevano conto della scelta del massimo premio, respingendo l’idea di un verdetto dettato da semplici motivazioni politiche.
Così, al termine della cerimonia di chiusura condotta da Greta Scarano e Nicolas Maupas, il Leone d’Oro è stato assegnato a Woman Unknown della regista danese May el-Toukhy, l’unica opera firmata interamente da una donna tra quelle presenti nel concorso principale. Un percorso valutativo portato avanti da una giuria internazionale di grande prestigio, composta dalla regista tunisina Kaouther Ben Hania, l’autore di Hong Kong Johnnie To, la cineasta afghana , il regista francese Xavier Giannoli, il compositore Daniel Blumberg e il docente universitario Francesco Casetti.
Pur avendo aperto la mostra denunciando la presenza ancora troppo limitata di autrici in gara, Gyllenhaal ha preferito smorzare con ironia la polemica sulle presunte corsie preferenziali legate al genere.
Sollecitata sul tema, ha poi richiamato un commento sarcastico pronunciato poco prima per alleggerire la pressione dei media: “In realtà non ho visto Woman Unknown”, ha ironizzato Maggie Gyllenhaal nella conferenza stampa successiva alla cerimonia di premiazione. “Ho pensato solotanto, “È fatto da una donna e quindi, Leone d’Oro!”.
Superata la provocazione, la presidente americana ha tenuto a ribadire la necessità di concentrarsi sul puro valore artistico del film vincitore, al di là di qualunque etichetta o discorso di appartenenza: “Credo di essere ormai stanca di parlare sempre dello stesso argomento. Continuerò a farlo, ma solo per un minuto, qui in questo posto incredibile, voglio semplicemente celebrare un film girato splendidamente, che mi ha fatto l’effetto di un raggio laser, proprio per la sua qualità”.
Il valore eccezionale dell’opera di May el-Toukhy si è riflesso anche nel riconoscimento individuale ottenuto dalla sua attrice protagonista, Mathilde Arcel, insignita della Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile.
Si tratta di una doppia incoronazione resa possibile dalle norme del regolamento del Festival, come ha ricordato la stessa Gyllenhaal davanti ai giornalisti: “Si possono assegnare due premi a chi vince il Leone d’Oro, se il secondo premio che si vuole dare è all’unanimità”, ha spiegato Gyllenhaal.
“Quindi abbiamo deciso all’unanimità di premiare Mathilde, che vorrei dire pubblicamente, a tutta la stampa, vi lascerà a bocca aperta”.
L’altro sguardo femminile presente nella competizione ufficiale, quello del documentario NAZA co-diretto da Rachel Szor e Yuval Abraham, ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria.
Il documentario è una testimonianza di forte impatto visivo ed emotivo sul dramma del conflitto a Gaza, è stata elogiata da Gyllenhaal per “l’immensa bravura e intelligenza”.
Gli altri Premi..
Guardando agli altri premi assegnati, i due Leoni d’Argento fotografano l’ampiezza di stili dell’edizione.
Il Gran Premio della Giuria è andato al regista sudcoreano Lee Chang-dong per Possible Love, opera profonda su sesso, potere e differenze sociali focalizzata sulla convivenza forzata di una settimana tra due coppie di classi diverse nella dimora di una regista.
Il Leone d’Argento per la miglior regia è stato invece attribuito a Ilya Khrzhanovsky per l’imponente DAU, un’opera fluviale di 195 minuti sulla figura di Lev Landau, il fisico teorico fondamentale nella realizzazione della prima bomba atomica sovietica nel 1949, interpretato dal direttore d’orchestra Teodor Currentzis.
Decisamente più prevedibile la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, andata a John Malkovich per la sua prova in Wild Horse Nine di Martin McDonagh.
La figura dell’agente CIA borderline in viaggio con l’arma usata per l’attentato a Kennedy ha conquistato la critica fin dalla prima proiezione.
Premio meritato per la migliore sceneggiatura a Stéphane Brizé, Coralie Amédéo e Olivier Gorge per Un Bon Petit Soldat, film diretto da Brizé che vede nel cast una straordinaria Alba Rohrwacher nei panni di una responsabile delle risorse umane.
La Francia ha poi raddoppiato i successi con il Premio Marcello Mastroianni assegnato a Malou Khebizi per la sua intensa prova in 15/18 (A Place To Heal) di Cédric Kahn, ambientato in un reparto di psichiatria infantile.
Infine, la rappresentanza italiana trova una preziosa consolazione nella sezione Orizzonti grazie al film I figli della scimmia di Tommaso Landucci, che conquista il premio per la miglior interpretazione maschile con Riccardo Scamarcio e quello per la miglior sceneggiatura assegnato allo stesso Landucci insieme a Damiano Femfert.
Venezia 83, numeri da record
Il Festival di quest’anno si chiude consacrando un vero e proprio boom di pubblico, capace di far registrare numeri record sia nelle sale del Lido sia nello spazio digitale.
A testimoniare l’eccezionale affluenza in presenza è il dato dei biglietti venduti al pubblico, saliti a quota 117.656 con un balzo del +14% rispetto al 2025 (già anno da primato), a cui si affiancano i 14.000 accrediti complessivi ritirati e i 3.000 professionisti del settore che dal 3 al 9 settembre hanno animato il Venice Production Bridge, confermando le presenze dell’edizione precedente. L’entusiasmo si è esteso immediatamente anche al piccolo schermo, l’evento ha conquistato il primo posto assoluto tra i contenuti più visti sulla piattaforma RaiPlay.
La Mostra ha fatto registrare un’autentica esplosione di contatti anche sui canali social ufficiali dell’ente (Facebook, X, Instagram, TikTok e YouTube), dove i contenuti pubblicati hanno generato la cifra record di 37,3 milioni di visualizzazioni complessive e ben 739.341 interazioni.
Il motore principale online è stato Instagram, che da solo ha catalizzato oltre 30,8 milioni di visualizzazioni e circa 648 mila interazioni grazie a 255 post, 723 Storie e 52 Reels, attraendo oltre 19 mila nuovi follower per un totale che sfiora il milione (991.554).
I video su YouTube (BiennaleChannel) ha garantito un contributo fondamentale, dal 24 luglio sono stati pubblicati 152 contenuti, che durante i giorni del Festival hanno collezionato 668.500 visualizzazioni e 1.300 nuovi iscritti.
A completare questo successo corale sulle diverse piattaforme contribuiscono le performance di Facebook, che con 119 post e 714 Storie ha superato i 3 milioni di visualizzazioni.
Ed infine TikTok, dove 301 contenuti hanno totalizzato 1,4 milioni di visualizzazioni e circa 35 mila interazioni, facendo impennare sia i follower (7.700) sia i “mi piace” totali, cresciuti di oltre 35 mila unità, e X che ha ribadito il suo ruolo nel dibattito in tempo reale, i 409 post pubblicati hanno generato oltre 1,3 milioni di visualizzazioni, 15.668 interazioni e portato il profilo a superare quota 635 mila follower.
