«Recentemente mi sono stati tolti dei film perché alcune agenzie continuano a dire alle persone di non ingaggiarmi. Ma questa è la struttura del potere». Susan Sarandon si è raccontata durante la conferenza stampa di presentazione del film “The Echo Chamber” di Andrea Pallaoro in concorso per il Leone d’Oro a Venezia 83.
L’attrice ha però sottolineato di sentirsi accolta dal pubblico internazionale e ha ringraziato il regista, che, secondo il suo racconto, «non ha ascoltato gli avvertimenti» e ha scelto comunque di lavorare con lei. «Credo che ci sia stato un cambiamento nella comprensione della situazione da parte dell’opinione pubblica. Ma nella mia industria ci sono ancora posizioni molto forti. Ho trovato la mia famiglia, ho trovato la mia gente. E sto bene così».
Nell’occasione ha raccontato anche del cambiamento nella percezione pubblica della questione palestinese e delle conseguenze che, secondo lei, le sue posizioni continuano ad avere sulla sua carriera.
«La narrazione è completamente cambiata. Le persone hanno iniziato a comprendere molto meglio l’importanza storica della Palestina e i legami tra il sionismo, gli Stati Uniti e la politica americana. Nessuno comprendeva davvero quanti soldi gli Stati Uniti destinassero a Israele».

Il film prodotto da Indigo Film (Nicola Giuliano, Francesca Cima, Carlotta Calori, Viola Prestieri), con Rai Cinema, Versus Production (Jacques-Henri Bronckart, Tatjana Kozar), racconta una storia d’amore in cui i confini tra presenza e assenza, cura e dipendenza, desiderio e controllo si confondono fino a dissolversi.
Leo (interpretato da Luca Merinelli) e Anne (Alicia Vikander) si inseguono, si sfiorano, si perdono, si cercano. Non riescono a lasciarsi né a liberarsi. Tra le stanze risuona la voce di Ava che attraversa il tempo e lascia affiorare ciò che resiste, o che non può più essere trattenuto.
Lo spunto narrativo nasce dall’ultimo testo scritto da Bernardo Bertolucci, ed è stato sceneggiato da Ludovica Rampoldi e Ilaria Bernardini.
