“Non è quello che ci aspettavamo”, si intitola così il libro di Fabio Balsamo presentato presso il Cinema Aequa al Social World Film Festival.
L’ospite della quarta serata della kermesse, ha optato proprio per la storica sala cinematografica di Vico Equense per svelare una sfaccettatura inedita della sua carriera.
L’attore, noto al grande pubblico per il suo percorso artistico con il collettivo The Jackal e per le sue successive esperienze tra cinema e televisione, ha deciso di misurarsi con la pagina scritta per mostrare un lato di sé più autentico, meno filtrato e decisamente più intimo rispetto ai tempi serrati della finzione scenica.
Fin dalle prime battute, con l’attrice Roberta Scardola, Balsamo ha voluto chiarire l’intento profondo dell’opera, allontanando il progetto da qualsiasi etichetta di semplice operazione “di comicità”.
Il testo, al contrario, nasce da un’esigenza interiore ben precisa, quella di rallentare il ritmo e dialogare apertamente con il pubblico.
Il nucleo centrale del libro ruota attorno al concetto di maturazione emotiva, soffermandosi in particolare sul ridimensionamento delle aspettative personali.
La tesi di fondo esplora il contrasto tra le diverse fasi della vita, se la prima parte dell’esistenza è spesso dominata da grandi proiezioni sul futuro, da sogni ambiziosi e da una naturale propensione all’idealizzazione, l’età adulta impone inevitabilmente un punto di svolta.
Il volume analizza proprio questo delicato passaggio, focalizzandosi sulla gestione delle disillusioni quotidiane attraverso un percorso di consapevolezza.
“Ho vissuto questo testo come una vera e propria lettera d’intenti”, ha spiegato Balsamo durante il suo intervento sul palco.
“Si parla della vita e di quelle disillusioni che arrivano con l’età. Una disillusione nei confronti della vita, soprattutto nella prima parte di essa dove vi sono tante aspettative; crescendo, poi, si arriva a un punto di svolta. Alla fine, l’ho scritto soprattutto per questo. Ho scritto questo libro per farmi conoscere”.
L’autore ha poi spiegato come la sfida principale sia stata far coesistere la narrazione di eventi complessi con la sua naturale cifra comico-stilistica.
La scelta è stata quella di non rinunciare mai alla leggerezza e alla chiave ironica, anche di fronte al racconto di traumi privati e passaggi estremamente delicati, come la perdita dei propri punti di riferimento o l’esperienza diretta della fragilità umana.
“Nel mio libro, per quanto si parli di sofferenza, non mi privo mai della parte comica, è insita in me”, ha approfondito l’attore.
“E’ stato difficile parlare di certe tematiche, come l’addio ad un padre o l’accettazione nei confronti di una malattia, ma mi ha salvato l’ironia.Come dico sempre, l’ironia è la forma più educata per sopravvivere alla sofferenza”.
Al termine dell’incontro, la direzione del Social World Film Festival ha conferito a Fabio Balsamo la targa ufficiale per il riconoscimento come Ambasciatore del cinema sociale.
Un premio assegnato non solo per i meriti legati alla sua carriera d’attore, ma anche per la capacità di declinare l’impegno artistico in una comunicazione diretta, costruttiva e di forte impatto umano.
