«Quando ero giovane pensavo al passato, ora mi preoccupo del futuro. Mio e dei miei personaggi. Sono stato un tipo malinconico anche a 9 anni, senza una ragione precisa. C’è chi sa suonare il pianoforte e chi è malinconico. La malinconia può rubarti stagioni di vita, e oggi mi sono anche stancato di essere malinconico».
Paolo Sorrentino si è raccontato ai giovani di Giffoni 55, all’alba della sua partecipazione a Mostra del Cinema di Venezia che inaugurerà con il suo “La Grazia”, dove dirige ancora una volta Toni Servillo. «Lavorare con Toni Servillo mi dà una serenità che non ho con altri».
E riguardo all’idea di dirigere un film con De Niro, ha detto: «È il più grande attore vivente. Quale regista non sogna di fare un film con lui?». A chi gli chiede il suo rapporto con la felicità, risponde: «È difficile da raggiungere e non so se l’arte è uno strumento per farlo. Forse non so nemmeno cos’è davvero l’arte. Mi limito ad osservare la vita e la rimodello nei film per renderla come mi piacerebbe».
Napoli non è solo una location, una città, è uno stato d’animo che Sorrentino ha raccontato in due film: «Su Napoli – dice – ho detto tutto quello che avevo da dire. La vedo come una città che ha la capacità di cambiare ma anche di restare fedele a sé stessa. È rassicurante perché cambia senza cambiare, come la Democrazia Cristiana di tanti anni fa».
Il tema di quest’anno al festival di Giffoni è “diventare umani”. «Come si fa? Rallentando – dice il premio Oscar– dedicando più tempo alle cose che contano. Distinguendo ciò che è fondamentale da ciò che è superfluo o puramente ozioso».
L’evento è stato organizzato dall’Anas, in presenza dell’ad Claudio Andrea Gemme, partner del festival fondato da Claudio Gubitosi. E per questo si è parlato di sicurezza stradale.
A fare da sfondo, la proiezione di tre clip tratte dai film di Sorrentino, scelte per accompagnare la riflessione sui temi della sicurezza e della responsabilità. Si tratta di scene da “La grande bellezza” e da “Youth”. Da lì alcune riflessioni importanti come «Guardare fuori dal finestrino è più interessante che guardare il telefono, basterebbe seguire questo principio per evitare rischi sulla strada».
Sorrentino ha anche espresso il suo punto di vista sulle nuove generazioni, superando retoriche e stereotipi: «Non credo alle etichette sulle generazioni peggiori. I giovani hanno sempre condiviso gli stessi tratti, cambiano solo gli strumenti. La responsabilità è una qualità e un dovere che si matura con l’età».
