La settima serata del Social World Film Festival consacra Peppe Iodice come una delle figure più autentiche e dirompenti del panorama cinematografico contemporaneo.
Nella cornice della kermesse dedicata al cinema sociale, l’attore napoletano è stato insignito del prestigioso premio come “Ambasciatore del cinema sociale”.
Il riconoscimento celebra la sua straordinaria interpretazione nel film “Mi batte il corazon”, un’opera capace di far ridere a crepapelle il pubblico pur affrontando, con disarmante genuinità, tematiche profondamente umane.
La transizione dal teatro al grande schermo, specialmente in una veste da protagonista assoluto, rappresentava una sfida complessa, superata con enorme naturalezza.
L’evento ha offerto l’occasione per riflettere sulla genesi di un progetto cinematografico nato da un’esigenza intima ed esistenziale.
Sul palco del festival, Iodice ha raccontato senza filtri il percorso che ha dato vita alla pellicola, nata da un precedente progetto teatrale.
Il nucleo narrativo affonda le radici in un momento di dubbio esistenziale dell’attore, scattato al compimento dei suoi cinquant’anni, il 28 luglio 2020.
In quel frangente, la consapevolezza della morte ha generato in lui uno stato di forte ansia quotidiana, un “nodo in gola” che lo accompagnava ogni mattina, spingendolo persino a osservare con malinconia i manifesti funebri per strada.
Da questo malessere è nata la necessità di esorcizzare la paura del fine vita attraverso l’unica arma in suo possesso, la risata. Insieme agli autori Francesco Burzo e Marco Critelli, Iodice ha scritto lo spettacolo teatrale “Ho visto Maradona”, all’interno del quale l’attore passava ogni sera del tempo dentro una bara di colore azzurro, una scelta cromatica pensata appositamente per infondere buon umore soprattutto a sé stesso, e sdrammatizzare il tabù della morte.
Questa catarsi scenica si è successivamente evoluta, in parte, nella sceneggiatura di “Mi batte il corazon”, diretta da Francesco Prisco.
Il valore del progetto è stato immediatamente colto dai produttori Alessandro e Andrea Cannavale di Run Film, presenti sul palco del festival per condividere il successo dell’operazione.
I produttori hanno ammesso che, inizialmente, vi era qualche incertezza legata alla resa cinematografica di Iodice, trattandosi del suo primo ruolo da protagonista sul grande schermo.
Tuttavia, le perplessità sono state spazzate via dall’impatto travolgente dell’attore.
Sul palco di Vico Equense, la produzione ha ricordato l’entusiasmo iniziale: “La prima cosa che mi ha convinto a produrre il film è stata l’energia di quest’uomo, è una cosa straordinaria. Prima ancora di leggere la sceneggiatura, già lo amavamo. Peppe è una vera forza della natura”.
Il successo commerciale ha poi dato ragione a questa scommessa, traducendosi in numeri eccezionali: “Siamo veramente molto orgogliosi di questo film. In primo luogo per il piacere di come è andato, dato che è piaciuto a tutti, e in secondo luogo perché abbiamo portato quasi 150.000 persone nei cinema, grazie a Peppe e grazie al cinema napoletano”.
Il successo al botteghino è stato confermato dallo stesso Iodice, che ha espresso la propria incredulità e gratitudine dinanzi all’affetto oceanico del pubblico napoletano: “Eravamo primi, era il film più visto in Italia. È stata una cosa incredibile e una soddisfazione enorme”. Ricevere il premio proprio a Vico Equense ha aggiunto un carico emotivo notevole alla serata, permettendo all’attore di ringraziare la propria terra d’origine: «Visto che siamo a Vico Equense, e quindi siamo nella mia terra, ci tengo a dire che i napoletani in quei primi giorni ci hanno dato un affetto incredibile. Ho visto fisicamente le file fuori dai cinema, sentendo una stima e un sostegno che, secondo me, non capitano in nessun’altra città del mondo. Sento il dovere profondo di ringraziare tutti gli abitanti di questa terra incredibile”.
Priva di retorica, la serata ha evidenziato come il cinema sociale non debba necessariamente rinunciare alla leggerezza per veicolare messaggi profondi. Quando Iodice, insieme al suo team, ha concepito la storia, l’obiettivo primario era l’emozione: “Quando abbiamo pensato a una storia, volevamo qualcosa che ci emozionasse nel profondo, ma soprattutto che prima facesse ridere, perché il mio mestiere è quello di far ridere”, ha dichiarato.
Il premio come Ambasciatore del cinema sociale riconosce all’attore partenopeo la capacità rara di aver mantenuto intatta la propria identità popolare e genuina, elevando la commedia a specchio dell’onestà artistica, dimostrando che si può riflettere sul senso della vita anche attraverso il filtro liberatorio di un sorriso.
