La seconda serata del Social World Film Festival si conferma, ancora una volta, l’epicentro del cinema che fa riflettere, emoziona e lascia il segno.
Le luci del secondo giorno di rassegna si sono accese su uno dei volti più intensi e poliedrici del cinema italiano e internazionale, Enrico Lo Verso.
L’attore, celebre per le sue straordinarie interpretazioni in capolavori come Il ladro di bambini, Lamerica e Baarìa, è stato accolto dal pubblico e da moltissimi studenti di cinema.
A lui è andato il prestigioso Premio alla Carriera, un riconoscimento che celebra non solo una filmografia monumentale, ma anche la coerenza di un artista che ha sempre messo il proprio talento al servizio di storie necessarie, umane e profonde.
Insieme alla consegna del premio, sul palco vi è stato anche un momento di riflessione intima.
Seduto di fronte al regista Giuseppe Alessio Nuzzo, presidente e direttore artistico del festival, Lo Verso si è prestato a un appassionato botta e risposta, affrontando i nodi cruciali del mestiere dell’attore e il ruolo del cinema oggi.
Il presidente Nuzzo ha aperto il dialogo chiedendo a Lo Verso il suo modo di vivere il set e cosa significhi “essere attore”.
«Penso che l’attore debba fare quello che chiede il regista. L’attore può essere uno strumento. Musicalmente parlando, diciamo uno strumentista anche eccezionale, può essere il miglior trombettista jazz del mondo, ma se entra in un’orchestra in cui il direttore vuole una musica sinfonica, deve suonare diversamente. Perché altrimenti è stonato rispetto agli altri. Quindi bisogna mettersi al servizio del film, e il film, lo conosce solo il regista», dichiara Lo Verso.
La conversazione si è poi spostata su uno dei temi centrali della kermesse, l’inclusività nel mondo dello spettacolo, sia davanti che dietro la macchina da presa.
Sollecitato da Nuzzo sull’importanza di dare spazio alle minoranze e alle storie marginalizzate, l’attore ha risposto con fermezza: «Facendo cinema possiamo arrivare a toccare in modo diverso il cuore delle persone, oltrepassando l’emarginazione. E con i film si può comprendere quanto le persone vogliano essere toccate o meno da determinati argomenti. Come hai appena ricordato tu nella domanda, oggi ci sono ancora molti momenti e temi divisivi, ma, in realtà, film come Lamerica ci ricordano che siamo tutti uguali».
In chiusura, il direttore artistico ha chiesto a Lo Verso un pensiero sul senso profondo di una manifestazione come quella di Vico Equense, che da anni sposa il binomio cinema-sociale. La risposta dell’attore: «I Festival in assoluto sono importantissimi, soprattutto i Festival in provincia, molto più che i grandi Festival, quelli tipo Cannes, Venezia, ecc.. Sono importantissimi perché riportano in vita quel rito antico del cinema di comunità, della collettività, dell’incontrarsi la sera tutti quanti davanti a uno schermo e poter poi anche discutere di quello che si è visto. Diventa un momento di crescita, di confronto, e di dialogo e questo è sempre positivo».
Un lungo applauso ha salutato l’attore, sigillando la serata con l’incisione della sua firma sulla targa in argilla che verrà poi apposta sul “The Wall Of Fame” in Piazzale Siani, che raccoglie gli autografi dei personaggi più illustri che hanno partecipato al Festival in questi sedici anni.
L’assegnazione di un altro premio invece ha proiettato il festival dritto nel futuro. L’altro ospite della seconda giornata del Social World Film Festival è infatti Nicky Passarella, l’attesissimo volto delle nuove generazioni, accolta sul palco dall’entusiasmo travolgente soprattutto dei suoi coetanei.
Il festival ha voluto premiare la sua capacità di innovare i linguaggi dell’audiovisivo conferendole il Premio Attrice Esordiente. Già seguitissima content creator con una community di oltre 700 mila follower, Nicky ha dimostrato come il talento oggi sappia muoversi in modo fluido tra mondi diversi.
Dopo aver conquistato il pubblico digitale con la sua genuinità, ha compiuto un salto straordinario sul grande schermo, consacrandosi tra le interpreti del fenomeno cinematografico Il Fabbricante di Lacrime.
Parlando del film: «Per molti di noi era la prima esperienza importante e avevamo tutti tanta voglia di fare. Credo che questa autenticità sia arrivata al pubblico».
