È proprio il caso di scriverlo: parola alla giurata!
La presenza di Demi Moore al Festival di Cannes 2026 rappresenta ampiamente un momento di grande trionfo e una vera “rivincita” professionale, confermando il suo ritorno ai vertici del cinema mondiale dopo la sua presenza agli Oscar.
A 63 anni, l’attrice è stata una delle protagoniste più attese e celebrate sulla Croisette, sfoggiando look iconici, dall’abito a sirena color champagne di Jaquemus, al vestito leggero e svolazzante color lavanda firmato Gucci.
A due anni dall’exploit di The Substance, l’attrice è tornata a Cannes, ma questa volta in veste di giurata, esprimendo gratitudine per l’accoglienza ricevuta e definendo l’esperienza come una nuova giovinezza artistica.
Durante la sua prima conferenza stampa, in apertura della kermesse francese, Demi Moore ha espresso posizioni pragmatiche e riflessive sull’intelligenza artificiale nel cinema, senza freni e paure.
L’attrice ha sostenuto che resistere all’IA è inutile, definendola una realtà presente, e che combatterla significa affrontare una battaglia persa.
Inoltre ha suggerito che l’approccio più prezioso sia trovare modi per collaborare con essa, sfruttandone gli aspetti positivi. Nonostante la sua apertura, Moore è comunque convinta che l’IA non potrà mai sostituire la vera arte, poiché questa origina dall’anima e dallo spirito umano, elementi che la tecnologia non può replicare.
Ed ancora, ha espresso dei dubbi sul fatto che si stia facendo abbastanza per proteggere gli artisti dai rischi derivanti dal suo utilizzo, e ha sottolineato l’importanza di non autocensurarsi per non soffocare la creatività.
Le sue parole
“L’intelligenza artificiale è qui, e combatterla significa in un certo senso combattere una battaglia che perderemo”, ha dichiarato. “Trovare modi per lavorarci insieme credo sia una strada molto più utile”.
Una posizione netta, chiara, lontana sia dagli entusiasmi ciechi sia dal rifiuto totale della tecnologia.
E poi aggiunge: “Non c’è davvero nulla da temere, perché ciò che l’AI non potrà mai sostituire è ciò da cui nasce la vera arte. Non viene dal fisico. Viene dall’anima. Viene dallo spirito di ognuno di noi”.
È proprio questo l’aspetto più rilevante del suo discorso, di non preoccuparsi sull’ipotetica minaccia dell’intelligenza artificiale sul cinema e nei film, ma piuttosto preservare in modo intatto la volontà da parte dei registi, di creare trame umane e autentiche.
